La scuola italiana è sempre più eterogenea.
Nelle classi convivono lingue, religioni, origini geografiche, abitudini familiari e stili di apprendimento diversi.
E la comunicazione scolastica – che sia informativa, educativa o anche promozionale – deve saper parlare a tutti, non solo ai “più facili da raggiungere”.
In questo articolo analizzeremo come progettare contenuti inclusivi dal punto di vista linguistico e visivo, evitando semplificazioni forzate e approcci superficiali.
Perché una scuola accogliente si riconosce anche da come comunica.
Perché l’inclusività non è solo una scelta etica, ma una necessità
Quando un messaggio non è pensato per includere, rischia di escludere attivamente.
Il problema non è solo che “alcuni non capiscono”, ma che si sentono non considerati.
E quando accade, il messaggio perde efficacia. Peggio: genera distacco, chiusura, sospetto.
Un contenuto inclusivo, invece:
- migliora la comprensione
- aumenta la partecipazione
- favorisce il senso di appartenenza
- dimostra attenzione reale al pubblico studentesco
Inclusività linguistica: parole che accolgono (e parole da evitare)
Obiettivo: essere chiari, accessibili, rispettosi.
✅ Usa:
- Frasi brevi e dirette, con un solo messaggio per paragrafo
- Verbi attivi: “Scopri”, “Partecipa”, “Puoi fare…”
- Parole concrete, senza eccessi di astrazione o tecnicismi
- Traduzioni quando possibile, soprattutto in contesti con alta presenza di studenti neo-arrivati
❌ Evita:
- Ironia sottile, giochi di parole complessi, metafore culturali difficili da decifrare
- Riferimenti impliciti a pratiche o festività che non tutti conoscono
- Frasi impersonali, passive o autoritarie: “Si informa che…” suona distante
💡 Attenzione anche al tono: autorevolezza ≠ freddezza.
La cortesia, la semplicità e l’invito gentile funzionano sempre meglio.
Inclusività visiva: immagini che rappresentano tutti
Le immagini parlano. E possono includere o escludere.
Un messaggio visivo inclusivo tiene conto della pluralità delle classi:
- Volti diversi, etnicamente e culturalmente
- Presenza equilibrata di generi, abilità, età
- Evita stereotipi: non tutti gli studenti con background straniero “vanno male”, non tutti gli studenti italiani “guidano il gruppo”
📌 Attenzione anche ai dettagli:
- Se si raffigurano famiglie, prevedi modelli diversi (non solo mamma, papà e due figli)
- Se c’è abbigliamento scolastico, rispetta le differenze culturali (es. uso del velo, codici estetici)
- Mostra anche situazioni di collaborazione, non solo performance
Un’immagine dove “tutti si riconoscono” è il primo passo per far sentire che “tutti sono i benvenuti”.
Linguaggio iconico e simbolico
In contesti multiculturali, i simboli visivi e i codici universali possono essere potenti alleati.
✅ Usa:
- Icone intuitive (buste per la posta, megafono per annuncio, orologio per scadenze)
- Colori con significato coerente (verde = accesso, rosso = attenzione, blu = informazione)
- Diagrammi, mappe, step numerati
❌ Evita:
- Immagini culturali specifiche non spiegate
- Colori o gesti con significati ambigui in altre culture (es. il pollice alzato non è positivo ovunque)
Accessibilità linguistica: attenzione ai DSA e BES
L’inclusione riguarda anche la forma testuale:
- Evita blocchi lunghi e densi di testo
- Usa font ad alta leggibilità (senza grazie, dimensione minima 12 pt)
- Sottolinea i concetti chiave o dividili con elenchi puntati
- Se usi link, spiega dove portano (“Guarda il video sull’open day”, non “Clicca qui”)
Per i QR code, specifica sempre cosa contengono (“Scansiona per il calendario in arabo/francese/spagnolo” o “Apri il video di spiegazione”).
Esempi positivi di comunicazione inclusiva a scuola
- Un istituto comprensivo ha tradotto i volantini informativi in 4 lingue, con layout visivo uniforme per tutti.
- Un liceo ha realizzato una campagna di accoglienza di inizio anno con i volti di studenti reali, di culture e provenienze diverse, con slogan in più lingue.
- Una scuola superiore ha creato una bacheca digitale dove ogni classe poteva inserire un messaggio nella propria lingua madre durante la settimana delle lingue.
Conclusione
Comunicare in modo inclusivo non è difficile, ma richiede attenzione.
Significa accettare che la classe non è omogenea, e che i messaggi vanno progettati per essere letti, compresi e accolti da tutti.
E se a leggere una locandina è uno studente che parla poco italiano, o una famiglia che ha appena iscritto il proprio figlio in una nuova scuola, quel messaggio può fare la differenza tra sentirsi parte o sentirsi fuori.
Chi comunica ha questa responsabilità.
E anche questa, oggi, è educazione.








