Come comunicare in modo efficace con la Generazione Z: guida per brand e scuole

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Negli ultimi anni, comunicare con i giovani è diventato un compito sempre più complesso. Non si tratta solo di adattare il linguaggio o usare canali digitali. Si tratta, soprattutto, di capire come pensa e sente la Generazione Z: i ragazzi nati tra il 1997 e il 2012.

Sono cresciuti in un contesto dominato dalla connettività, dalla velocità e dalla molteplicità delle fonti informative. Ma nonostante (o forse proprio per) questa iperstimolazione, non sono facili da impressionare.
Anzi: sono estremamente selettivi. Vedono tutto, ma scelgono cosa ascoltare.

Autenticità, concretezza e rispetto: i tre pilastri

Le ricerche più autorevoli (McKinsey, Edelman Trust Barometer, Deloitte Gen Z Report) concordano su un punto: la Generazione Z è molto meno influenzabile dalla pubblicità tradizionale rispetto alle generazioni precedenti. È diffidente verso i messaggi costruiti, diffida del linguaggio eccessivamente promozionale e tende a premiare solo i contenuti percepiti come autentici e rilevanti.

Autenticità significa non sembrare “finti”, non utilizzare tone of voice forzati, non cercare di imitare i giovani.
Concretezza significa offrire valore reale: informazioni utili, possibilità concrete, esperienze che arricchiscono.
Rispetto vuol dire non cercare scorciatoie comunicative: niente clickbait, niente slogan vuoti.

Che cosa apprezzano (davvero) i giovani

I dati e le esperienze sul campo mostrano che gli studenti rispondono positivamente a:

  • Messaggi legati all’orientamento scolastico e professionale, soprattutto se spiegano percorsi e opportunità future in modo semplice e accessibile.
  • Contenuti che parlano di benessere mentale, gestione dello stress, relazioni, sempre più centrali nella loro vita.
  • Proposte culturali o educative presentate in chiave esperienziale: eventi, laboratori, visite, attività extracurricolari che rompono la routine e permettono espressione personale.
  • Iniziative legate alla sostenibilità, alla partecipazione civica, alla parità di genere, ma solo se supportate da azioni concrete (e non da frasi generiche).

Un dato su tutti: secondo una ricerca del Centro Studi Piepoli, oltre il 60% degli studenti delle scuole superiori dice di fidarsi di più di un contenuto se viene confermato o promosso all’interno della scuola.

La comunicazione nei luoghi giusti: meno è meglio

Spesso ci si concentra troppo sul “cosa dire” e poco sul “dove dirlo”.
Se c’è un canale in cui la Generazione Z non solo riceve, ma elabora i messaggi con attenzione, questo è l’ambiente scolastico.

In classe, nei corridoi, nelle bacheche di Istituto, nel tempo di attesa tra una lezione e l’altra, i ragazzi vivono una dimensione diversa rispetto al frenetico flusso dei social. Qui c’è più spazio per la lettura, per la riflessione, per un confronto con i compagni.

Una locandina ben progettata, inserita nel posto giusto, può generare una conversazione reale.
E, in un’epoca dominata dalla velocità e dalla volatilità dei contenuti, la permanenza conta più dell’istante.

L’opportunità per brand e istituzioni scolastiche

Per gli inserzionisti, questa è una chance preziosa: essere presenti con coerenza in un contesto ad alta credibilità.
Per i presidi, è l’occasione di veicolare solo contenuti approvati, selezionati, con reale valore formativo.

PopScreen nasce proprio per rispondere a questa doppia esigenza: da un lato, permette ai brand di comunicare in modo etico e mirato; dall’altro, offre agli Istituti scolastici la possibilità di valorizzare spazi e momenti di attenzione, mantenendo il pieno controllo sui contenuti.

Conclusione

La Generazione Z non è impermeabile ai messaggi. È solo molto più esigente.
E ha ragione a esserlo.

Vuole messaggi veri, utili, coerenti con i suoi valori.
Vuole sentirsi coinvolta, non invasa.
E soprattutto, vuole che il tempo che dedica a un contenuto valga davvero qualcosa.

Se vogliamo comunicare con efficacia, dobbiamo accettare questa sfida.
E imparare a parlare nei luoghi giusti, nel modo giusto, al momento giusto.

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